I biscotti

曲奇餅

La grande varietà disponibile sul mercato contribuisce notevolmente alla sempre maggiore diffusione di questi prodotti di gusto gradevole e ricchi di principi nutritivi.
I dolci secchi, cioè quelli a scarso tenore di umidità, rappresentano una importante categoria dei prodotti da forno, che comprende pane affettato e tostato (fette biscottate, zwieback), biscotti freschi a breve conservazione, biscotti secchi e biscotti con pasta di mandorle (amaretti).

Fette biscottate - Si tratta di prodotti largamente diffusi e consumati in alternativa al pane soprattutto nella prima colazione. Si ottengono da un impasto di farina di grano tenero tipo 00, dolcificato con destrosio, arricchito di malto e condito con olii vegetali, sottoposto a doppia cottura per ridurre il contenuto di umidità ed ottenere un prodotto molto croccante.
Il processo di doppia cottura è di notevole importanza nutrizionale in quanto l'amido presente nella farina risulta predigerito, Cioè ridotto a destrine e maltozio, fatto che rende il prodotto di facile digestione.
La varietà di fette biscottate in commercio è notevole: fette integrali, arricchite di vitamine, fette glutinate per i diabetici e senza sale per gli ipertesi ecc.

Biscotti dolci - Le marche e le qualità di biscotti reperibili sul mercato sono molteplici e sempre nuove ne vengono messe in commercio, dato l'interesse crescente che il consumatore mostra per questi prodotti di gusto molto gradevole, di facile conservazione e ricchi di principi nutritivi. L'industria biscottiera con le moderne tecnologie di produzione, dall'impasto alla cottura, è oggi in grado di soddisfare anche il consumatore più esigente offrendo una gran varietà di prodotti: biscotti al frumento, al sesamo, al miglio, al grano saraceno, al lievito naturale e senza zucchero, alla crusca, al polline, farciti al cioccolato, farciti all'arancia, ai frutti canditi, biscotti di farina di segale e miele, savoiardi, crumiri, wafers, frollini, biscotti secchi (anche detti Marie ,o Oswego) tipo galletta eccetera. Gli ingredienti di base sono essenzialmente tre:

I disturbi intestinali nei bambini

intestini

Spesso provocano sintomi assai differenti ed è difficile riconoscerli: è quindi indispensabile consultare il medico.
I disturbi intestinali nei bambini rappresentano, probabilmente, una delle più frequenti cause di preoccupazione per i genitori sia per la diversità presentata dai sintomi sia per la gravità che talvolta può assumere questo tipo di turbe. Infatti, i disturbi intestinali, possono provocare dal pianto ostinato, al dolore medio-acuto o acutissimo: possono cronicizzarsi causando un progressivo indebolimento organico, che diviene, a sua volta, causa di altre malattie, soprattutto infettive. Per questo motivo i genitori sono sempre particolarmente preoccupati di fronte a qualsiasi genere di manifestazione intestinale che desta sempre l'incubo, mai sopito, di una peritonite con gravi conseguenze.
Anzitutto, il quadro dei disturbi intestinali varia notevolmente in rapporto all'età. Vedremo quindi i sintomi della primissima infanzia e dei periodi successivi.

I disturbi intestinali nei lattanti
L'alimentazione lattea causa talune caratteristiche alle feci che devono essere conosciute per non destare allarmismi inutili. Nei bambini allattati al seno, le feci hanno una consistenza cremosa, con un colore giallo-oro; lasciate all'aria per qualche tempo tendono ad assumere un colorito verdastro che, solitamente, mette in grande agitazione i genitori. In verità, si tratta semplicemente dell'ossidazione di una componente delle feci, la bilirubina, che si ossida a biliverdina, responsabile del colore verdastro.
L'odore delle feci di questi lattanti è piccante, ma non tale da causare fastidio.
Nei bambini alimentati con latte vaccino il quadro delle feci cambia totalmente: sono più asciutte, di colore grigio-giallastro e con un odore piuttosto sgradevole. I batteri presenti sono Escherichia coli o altri batteri assenti dal latte umano.
Le feci dei bambini allattati con latti artificiali hanno un aspetto intermedio fra quelle che si hanno con il latte materno e quelle tipiche del latte vaccino. Ciò accade perché

I prodotti dolciari già pronti

merendine

Solo un loro consumo razionale ed occasionale è compatibile con una corretta alimentazione.
Le origini dell'arte dolciaria si perdono nella notte dei tempi: fin dalla sua comparsa sulla terra infatti l'uomo cercò di soddisfare l'istintivo bisogno di alimenti dolci, ricorrendo a bacche selvatiche e soprattutto al miele. 
I suoi gusti in seguito si raffinarono e dalla fabbricazione del pane condito con miele, fichi, datteri e noci nacque la prima produzione di dolci veri e propri tanto apprezzati nell'antica Roma da meritare l'appellativo di "cibo degli dei"!
Inizialmente però la rarità dei prodotti naturali ad elevata concentrazione zuccherina li rendeva troppo preziosi per essere introdotti quotidianamente nella razione alimentare; fu così che nell'antichità il consumo di alimenti dolci, limitato a pochi, rappresentava una forma di affermazione sociale, uno "status symbol" delle classi ricche.
La possibilità di soddisfare il desiderio di alimenti dolci divenne una realtà, per quasi tutti gli strati sociali, in seguito all'introduzione della canna da zucchero da parte degli Arabi e, più tardi, alla lavorazione della barbabietola da zucchero, che resero disponibili notevoli quantità di zucchero per soddisfare il fabbisogno mondiale. Circa i due terzi dello zucchero oggi prodotto vengono utilizzati dall'industria alimentare, per la produzione di prodotti dolciari e bevande dolcificate che raggiungono le nostre tavole pronti per il consumo.

Valore nutritivo - La varietà di prodotti dolciari già pronti reperibili sul mercato, che la produzione industriale rende disponibili a prezzi accessibili, associata alla naturale predisposizione dell'uomo per il gusto dolce, ha determinato un notevole incremento nel consumo di dolci negli ultimi decenni.
Un errore diffuso è quello di

Le erbe per curare gengive infiammate mal di denti e alitosi

halitosis

Molti vegetali, sotto forma di infuso, di decotto o anche di semplice succo, costituiscono un mezzo efficace per curare gengive infiammate mal di denti e alitosi.

Decotto di biancospino
Fate prendere l'ebollizione a 100 grammi di acqua, unitevi 2 grammi di frutti secchi di biancospino e fate bollire per 15 minuti. Per curare le gengive infiammate fate sciacqui e gargarismi.

Infuso di basilico
Fate prendere l'ebollizione a 100 grammi di acqua, unitevi 6 grammi di foglie o di sommità fiorite secche di basilico e lasciate in infusione per 15-20 minuti, quindi filtrate con un colino. Per purificare l'alito fate sciacqui e gargarismi più volte al giorno.

Tintura di cannella
Fate macerare per 8 giorni 20 grammi di corteccia secca di cannella in 100 grammi di alcol di 70°. A gocce, in un bicchiere d'acqua, fate sciacqui più volte al giorno per le gengive infiammate.

Cataria
Per attenuare il mal di denti masticate delle foglie fresche di cataria. Questa particolare proprietà della cataria è dovuta all'azione fortemente vasocostrittrice del mentolo e dei suoi omologhi presenti nelle sue sommità fiorite e nelle foglie.

Cedrina
Per pulire denti e gengive e deodorare l'alito sfregateli con delle foglie fresche di cedrina.

Il nostro corpo dopo l'inverno

primavera

La stagione primaverile influisce in modo notevole su alcune parti del nostro corpo che vanno seguite con attenzione.
La cronobiologia: una scienza moderna di origini antiche - La scienza più avanzata ha scoperto (o, più esattamente, riscoperto) quello che gli antichi già sostenevano, anche se soltanto intuitivamente: l'influenza esercitata dal succedersi delle stagioni sul nostro organismo.
Oggi, dati scientifici inoppugnabili provano senza alcun dubbio che l'alternarsi del giorno e della notte, così come quello delle stagioni e il mutare delle condizioni meteorologiche, agiscono direttamente su singoli organi o tessuti, accelerandone o inibendone l'attività.
Si sono così potuti sviluppare metodi preventivi che aiutano nella lotta contro talune malattie: per esempio, è noto che il variare repentino di condizioni meteorologiche come quelle legate al sopravvenire di violente tempeste, influiscono sull'incidenza dell'infarto miocardico o degli sbalzi di pressione. Così, pure, è di dominio comune l'effetto svolto dall'alternarsi delle stagioni, particolarmente primaverile-autunnale, sull'esacerbarsi di disturbi del tipo dell'ulcera gastroduodenale.
È appunto questa nuova scienza, la cronobiologia, che ci illustra come il passaggio dalla stagione invernale a quella primaverile si associa a variazioni organiche anche imponenti, che è bene conoscere per almeno due motivi: non spaventarci per fenomeni che rientrano, puramente e semplicemente, in quelle che sono le grandi leggi della natura e, in secondo luogo, prendere quegli accorgimenti che ci consentono di superare senza danni eccessivi la "tempesta primaverile".
Vediamo adesso, in modo più particolareggiato, cosa avviene a livello dei vari sistemi del nostro organismo con il sopraggiungere della primavera.

La carie

caries

La carie è conosciuta sin dall' antichità, è la malattia forse più diffusa eppure la sua vera causa è ancora controversa. La carie costituisce un processo patologico, di natura esterna all'organismo, localizzato, che causa il rammollimento dei materiali duri del dente con conseguente formazione di cavità. La carie può avere conseguenze anche molto gravi per un complesso di fattori sia perché, alterando e modificando la masticazione, disturba l'alimentazione in generale, sia perché può causare processi morbosi di tipo diffusivo.
Le origini di questa malattia si perdono nella notte dei tempi: crani con denti in cui erano presenti processi tipici della carie risalgono addirittura a 10.000-6.000 anni prima di Cristo. Un'ulteriore diffusione si registrò con il passaggio dalla pastorizia all'agricoltura e quindi con la comparsa di strutture abitative stabili e la possibilità di un'alimentazione più ricca e molto più variata.
Come si forma la carie? È ancora controversa la spiegazione della comparsa della carie. Sono state così formulate diverse teorie per cercare di interpretare correttamente questa malattia dentaria.
Teoria chimico-parassitaria: la carie sarebbe provocata dall'azione associata di batteri e di acidi che si formano con la fermentazione del cibo;
Teoria della proteolisi-chelazione: secondo questa teoria, la carie sarebbe la conseguenza di fattori sia sistemici sia ambientali e si realizzerebbe per effetto della proteolisi (degradazione delle strutture organiche dentali) e della chelazione (dissoluzione dei costituenti minerali);
Teoria trofomicrobica: fattori ereditari e costituzionali, associati a squilibri vitaminici e circolatori modificherebbero inizialmente gli odontoblasti (le cellule che formano il dente) e, quindi, si avrebbero alterazioni a carico dello smalto e della dentina (la parte del dente situata subito sotto allo smalto); ,
Teoria enzimatica: sarebbero responsabili modificazioni del metabolismo del fosforo;
Teoria salivare: la carie non sarebbe l'espressione di un processo locale, ma di processi biologici, fisiologici e patologici che colpiscono l'organismo. Comunque sia, i fattori che causano la carie si possono riferire alla presenza di

I dolcificanti alternativi

sweeteners

Appartengono alla  categoria di dolcificanti alternativi  sia i dolcificanti di origine naturale sia quelli artificiali. Con questa denominazione si indicano diverse sostanze con potere dolcificante quali zuccheri, polialcol, aminoacidi di origine naturale ed altre sostanze di natura artificiale.
Il dolcificante per eccellenza, ampiamente sfruttato dall'industria alimentare per le peculiari caratteristiche, è lo zucchero alimentare o saccarosio. Il saccarosio è ed è sempre stato largamente utilizzato nelle preparazioni alimentari; tuttavia negli ultimi anni sono state evidenziate relazioni tra l'eccessiva assunzione di tale zucchero e l'insorgere di malattie cardiovascolari (arteriosclerosi) o il manifestarsi di stati patologici (diabete) che ne rendono sconsigliabile il consumo specialmente a coloro che soffrono di diabete o a coloro che seguono diete ipocaloriche o dimagranti, come pure ai bambini per le proprietà cariogene ad esso attribuite.
Non per questo però si deve rinunciare al piacere di sorbire una bevanda dolcificata o di gustare un dolce: esiste infatti una vasta gamma di altri dolcificanti che ben si prestano a sostituire il saccarosio.

Gli edulcoranti a basso potere dolcificante
I vari edulcoranti vengono classificati in base al potere dolcificante, valutato in riferimento a quello del saccarosio, considerato pari all'unità.
Si distinguono pertanto due gruppi di dolcificanti: il primo comprende sostanze a basso potere dolcificante cioè compreso tra 0,5 e 15, come alcuni carboidrati (glucosio, fruttosio, lattosio, xilosio), polialcol come la glicerina, lo xilitolo, il mannitolo, il sorbitolo e persino il cloroformio, utilizzato in alcune preparazioni farmaceutiche (sciroppi) per le proprietà dolcificanti.

Erbe per stimolare l'appetito

tisane contro l'anoressia

Nella cura di molte forme di anoressia si sono rivelati utili alcuni infusi, decotti e tinture a base di erbe ricostituenti e che stimolano l'appetito.

Infuso di achillea moscata
Unite a 100 grammi di acqua bollente 3 grammi di foglie e sommità fiorite secche di achillea moscata e lasciate in infusione per 15-20 minuti, quindi filtrate.
Per stimolare l'appetito bevetene 2 tazzine al giorno prima dei pasti.

Tintura vinosa di artemisia
Fate macerare per 10 giorni 2 grammi di sommità fiorite secche di artemisia in 100 grammi di vino bianco o rosso. Per stimolare l'appetito bevetene 1 bicchierino prima dei pasti

Tintura di assenzio
Fate macerare per 5 giorni 20 grammi di sommità fiorite o foglie secche in 100 grammi di alcol di 60°.
Per stimolare l'appetito prendetene 1 cucchiaino sciolto in acqua o su una zolletta di zucchero prima dei pasti.

Vino di calamo aromatico
Fate macerare per 10 giorni 50-100 grammi di rizoma secco contuso di calamo aromatico in un litro di buon vino generoso, quindi fate decantare la parte limpida.
Come stomachico o digestivo bevetene a bicchierini prima o dopo i pasti.

Tintura vinosa di carciofo
Fate macerare per 10 giorni 2 grammi di rizoma secco di carciofo in 100 grammi di vino.
Per stimolare l'appetito bevetene 1 bicchierino prima dei pasti.

Il miele per la bellezza

honey for beauty

Pochi sanno che il miele è uno dei componenti essenziali di molti prodotti cosmetici per le sue qualità idratanti, decongestionanti e toniche.

Maschera per l'acne
1 cucchiaio di miele,1 cucchiaio di purè di pesche cotte.
Amalgamate bene gli ingredienti e spalmate la maschera sul viso precedentemente lavato con acqua calda. Dopo quindici minuti, sciacquate con acqua tiepida e poi fredda.

Lozione idratante
2 cucchiai di miele 2 cucchiai di latte magro.
Unite gli ingredienti in una casseruola e fateli intiepidire. Massaggiatevi dolcemente la faccia e il collo con la lozione e quindi sciacquate con acqua tiepida.

Maschera di solo miele
Intingete le dita nel miele e spalmatelo sul viso e sul collo precedentemente puliti, con movimento circolatorio verso l'alto. Quindi picchiettate la faccia con la punta delle dita, come se scriveste a macchina, finché non riuscirete quasi a staccarle dalla pelle. Lasciate riposare per venti minuti, quindi sciacquate con acqua tiepida e poi fredda.

Sapone al miele
100 g di sapone di Marsiglia 10 g di acqua 25 g di miele.
Tagliate il sapone a lamelle e mettetelo in una casseruola con l'acqua e il miele. Fate bollire qualche minuto, aggiungete qualche goccia del vostro profumo o dell'essenza che preferite (sandalo, lavanda, garofano, rosa ecc), poi versate in uno stampo e lasciate raffreddare.
Se userete questo sapone avrete sempre una pelle liscia e vellutata.

La pappa reale

Royal jelly

Questa preziosissima sostanza costituisce un alimento-medicamento ancora in parte sconosciuto.
Dalle prime osservazioni dei naturalisti alle recenti ricerche cliniche sulla gelatina o pappa reale sono passati circa tre secoli, eppure possiamo affermare che non conosciamo ancora tutto su questo alimento-medicamento. La pappa reale è la secrezione di particolari ghiandole delle giovani api nutrici: essa viene prodotta per alimentare l'ape regina, differenziandola così dall'ape operaia sia per il ciclo di sviluppo (di 16 e 22 giorni rispettivamente) sia per il periodo di attività (di 40-60 giorni e di 3-4 anni rispettivamente). L'ape regina inoltre è capace di deporre migliaia di uova in un solo giorno e per più giorni di seguito. Si pensi inoltre al potenziale energetico per la crescita che la pappa reale fornisce alla larva reale, il cui peso aumenta di 1000 volte dopo i primi tre giorni e di 1800 volte dopo otto giorni.
La gelatina reale è una pasta semifluida di colore bianco-giallognolo, di sapore acidulo. Oltre all'acqua, il componente principale è dato dalle proteine: da sottolineare che sono presenti in discrete quantità tutti gli aminoacidi essenziali. Seguono gli zuccheri e i grassi. Fra le vitamine presenti, spicca in particolare l'acido pantotenico o vitamina B5, di cui la pappa reale è, a parità di peso, la sorgente più ricca rispetto a qualsiasi alimento; le concentrazioni maggiori conosciute si ritrovano infatti nel

Il miele

honey

È tra i primi cibi naturali di cui l'uomo si è nutrito: ora se ne stanno riscoprendo i moltissimi pregi dietetici e terapeutici. Il miele per millenni Ha rappresentato l'unico alimento dolcificante; certamente l'uomo preistorico ne scoprì il valore nutritivo, imparando ad utilizzare la misteriosa sostanza prodotta dalle api per la propria alimentazione. Reperti fossili dell'epoca preistorica testimoniano infatti che le api e quindi il miele da esse prodotto erano già noti millenni fa. Apprezzato più tardi anche dagli Egizi, non rappresentava solo un alimento energetico, ma un miracoloso composto utilizzato per conservare a lungo le mummie; pare infatti che la cera d'api da esso ricavata, opportunamente fluidificata, servisse come rivestimento protettivo del corpo. I Romani impiegavano il miele in numerose preparazioni culinarie; era ingrediente fondamentale delle "ova mellita", frittatine gustose, dei "savillum" piatti a base di farina, formaggio fresco, semi di papavero, miele ed olio e del "mussum gradevole", vino mielato. Purtroppo, con l'avvento delle moderne tecnologie industriali di estrazione e raffinazione dello zucchero, questo prodotto è stato quasi dimenticato, per via del carattere artigianale di produzione, e soppiantato come dolcificante dal saccarosio (zucchero industriale).
Attualmente la produzione mondiale di miele è piuttosto limitata, circa 600.000 tonnellate all'anno, rispetto a quella dello zucchero pari ad 80 milioni di tonnellate all'anno.
Recentemente però le virtù del miele sono state rivalutate; alimento assai complesso, associa alle proprietà dolcificanti proprietà terapeutiche particolari e grazie alla singolare composizione chimica, sembra essere privo degli effetti collaterali che vengono indotti da una eccessiva assunzione di zucchero.

Infusi per attenuare febbre insonnia e inappetenza

decotti vegetali appetito sonno febbre

Gli infusi e i decotti vegetali per attenuare in modo naturale la febbre, per stimolare l'appetito e per combattere l'insonnia.

Infuso di arancio amaro o dolce
Versate 100 grammi di acqua in ebollizione su 2 grammi di fiori secchi di arancio amaro o dolce; mescolate, coprite e lasciate riposare per 10 minuti. Filtrate poi con un colino fitto raccogliendo l'infuso in una tazza.
Per combattere l'insonnia e l'eccitazione nervosa bevetene una tazzina o una tazza (secondo l'intensità del disturbo) prima di andare a letto. L'infuso è particolarmente indicato per i bambini.

Infuso di camomilla all'arancia
Versate 100 grammi di acqua in ebollizione su 4 grammi di fiori secchi di camomilla; mescolate, coprite e lasciate riposare per 10 minuti, quindi filtrate con un colino fitto e aggiungete un cucchiaino di succo d'arancia. Per l'insonnia e l'eccitazione nervosa bevetene una tazza due o tre volte al giorno. Diminuite la dose se somministrate l'infuso ai bambini.

Polvere di valeriana
Prendete un'ostia, ammorbiditela leggermente in acqua, appoggiatela sul palmo della mano, raccogliete al centro da 1 a 4 grammi di polvere di rizoma di valeriana e ripiegate i bordi verso l'interno in modo da imprigionarla. Per conciliare il sonno ingeritene una dose con un sorso di acqua.

Infuso di tiglio
Versate 100 grammi di acqua in ebollizione su 1-2 grammi di fiori secchi di tiglio. Mescolate, coprite e lasciate riposare per 10 minuti. Filtrate poi con un colino fitto.
Per combattere l'insonnia bevetene 2-3 tazze al giorno.